lunedì 30 novembre 2009
HANS HARTUNG L’oeuvre ultime
L’opera di Hans HARTUNG (Leipzig 1904 – Antibes 1989,
pittore francese di origine tedesca) attesta il suo impegno
per l’astrattismo pittorico sin dal 1922. L’espressività del
segno, il gesto libero in quanto elemento costitutivo del-
l’identità pittorica e di complesse relazioni strutturali tra gra-
fismo nero e spiagge colorate, costituiscono le caratteristi-
che essenziali della sua arte. E’ da autodidatta che egli si
avvicina alla pittura ma un bisogno impellente di conoscen-
za lo spinge a seguire i corsi delle Accademie delle Belle Arti
di Dresda (1925-1926) e di Monaco di Baviera (1928),
tralasciando così l’insegnamento del Bauhaus, troppo rigido
ai suoi occhi per consentirgli di sviluppare la sua opera in
piena libertà. Numerosi viaggi gli permettono di scoprire la
pittura europea di cui apprezza particolarmente l’impressio-
nismo, il fauvisme e il cubismo. Copiare le opere che lo inte-
ressano gli sembra il mezzo ideale per assimilarne le ric-
chezze plastiche. Quando si stabilisce a Parigi nel 1935,
incontra per la prima volta degli artisti che, come lui, difen-
dono l’arte astratta (Hélion, Calder, Gonzalez), ciò lo confor-
ta nelle sue ricerche condotte fino ad allora in solitudine.
Tuttavia, il distacco assoluto dal soggetto rappresentato dà
alle sue opere un’identità che le allontana dalle ricerche
estetiche condotte da quegli artisti. La sua volontà di lottare
contro il nazismo lo spinge a offrirsi volontario per combat-
tere nella Legione Straniera.
Dopo la seconda guerra mondiale, allorché l’astrattismo
diventa motivo di una riconsiderazione estetica, Hartung
riscuote una fama internazionale; è riconosciuto come uno
dei maestri di una pittura che non concede niente all’astra-
zione geometrica. La Galleria Lydia Conti, a Parigi, gli dedi-
ca una prima mostra personale nel 1947, poi, nel 1948,
presenta un insieme di disegni realizzati tra il 1922 e il
1948. Questi due avvenimenti consentono di apprezzare la
precursorietà del suo linguaggio plastico rispetto ai dibattiti artistici dell’epoca, e gli conferiscono una
posizione affermata. La lotta in difesa dell’astrattismo rimane infatti la prerogativa di una minoranza di
artisti e critici. L’artista sviluppa un grafismo in cui la linea si ispessisce considerevolmente fino a diven-
tare luogo di estrema tensione. La sua opera che rivendica l’importanza delle emozioni nell’atto creativo
dà all’astrazione una dimensione profondamente umana in cui lo psichismo interviene in un giusto rap-
porto tra abbandono e padronanza. Diversi musei all’estero gli consacrano una retrospettiva. Così, nel
1957, un’importante mostra itinerante percorre la Germania. Nel corso degli anni, la sua produzione si
amplia: stampe, dipinti, disegni, fotografie.
Un desiderio costante di sperimentazione caratterizza la sua pratica artistica, e ciò lo conduce, a partire
dagli anni Sessanta a fare uso di numerosi strumenti (pistole, stiletti, larghe spazzole, rulli) per " opera-
re sulla tela ", rinnovando così il suo concetto di arte pittorica. Si apre anche all’utilizzo di vinilici e acri-
lici, materiali che consentono una maggiore rapidità di intervento. Questo nuovo metodo di lavoro gene-
rerà una produzione in serie che si estende regolarmente sugli ultimi trent’anni. La sua opera si defini-
sce allora con l’affermazione del procedimento quale elemento primo, capace di generare il linguaggio
plastico al quale egli è fedele dagli anni venti. Il 1960, anno cardine sotto molti aspetti, è anche quello
della sua consacrazione: riceve il Gran Premio Internazionale della Pittura della Biennale di Venezia. Nel
1973, si stabilisce a Antibes in una tenuta di cui ha progettato la casa e gli studi e che gli consente de
sviluppare la sua arte su grandissime tele. L’opera di Hartung, la cui forza di rinnovamento è costante,
si iscrive nella storia della modernità per le componenti estetiche che la determinano.
Postato da Ester in data: 30/11/2009
Commenti: 0
» Aggiungi un commento