Sto studiando arte e interpretarla come esperienza d'amore dove la pittura e la musica sono il passaggio diretto che eleva l'uomo dalla quotidianità verso la divinità mi fa interpretare la storia in modo diverso. Comprendere i passaggi del cambiamento come se la storia dell'arte fosse una storia d'amore dove tutto comincia dallo sguardo incantato sulla bellezza per poi diventare emozione , esperienza interiore, amore; per poi esplodere in una rivoluzione storica individuale estetica immanente. La natura è la forza creatrice e scatenante x le arti che fanno appello alla nostra interiorità e fa della pittura e in massimo grado la musica dono divino, scoprendo nella loro spontaneità il rimedio contro i disagi della civiltà.
Oggi l'arte invita lo spettatore a dimenticare x un momento la storia dell'arte e a confrontare opere anche diversissime tra loro alla luce delle esperienze personali. Ecco il punto d'incontro con la modernità dell'arte antica rendendola estremamente attuale e viceversa,donando elevazione aulica all'attualità.
La mai opera è un flusso ininterrotto di idee che si posa su orizzonti, volti, corpi, pensieri. 'Quello che conta è svolgere il mio naturale atto vitale, che è quello di produrre immagini.' La vendita di una mia opera è funzionale alla possibilità di crearne un'altra in quanto crea spazio reale e mentale x poter proseguire la ricerca, che altro non è che divertimento, confronto e comunicazione, cioè gioco della scoperta e della vita.' L'uomo ,ci ricorda Pascal, x la sua insufficienza a se stesso si attacca alle cose, ma le cose gli sfuggono per il passare del tempo e per le vicende del mondo. Allora se l'uomo non ha altro sostegno più alto delle cose, il possesso dell'immagine quanto identificazione di un sogno è la sua unica salvezza.
Oggi l'arte invita lo spettatore a dimenticare x un momento la storia dell'arte e a confrontare opere anche diversissime tra loro alla luce delle esperienze personali. Ecco il punto d'incontro con la modernità dell'arte antica rendendola estremamente attuale e viceversa,donando elevazione aulica all'attualità. 12
giugno 2009, Pino Bonanno, Giornale dell’Umbria
( ) Sono immagini che
sembrano provenire dal ricordo o, meglio ancora, da un
retaggio lontano, da una
rielaborazione, personalissima, di ciò che l’occhio ha
osservato e il cuore,
d’artista, ha ripreso ed elaborato, facendone opera d’arte
autonoma.
Orme, segni, tracce sono
gli elementi contenutistici più evidenti negli elaborati
artistici e tali
componenti prevalenti vivono una loro fissità bidimensionale in
completa solitudine, in
permanente individuale ricerca di un dialogo impossibile
oltre l’idea, il pensiero,
la riflessione interiore.
Solitudine che diviene
forza espressiva autentica con un dinamismo scenico in cui
gli elementi formali
diventano parti di un discorso in cui simboli e realtà sono
soggetti di un modus
operandi che, rifuggendo la mera descrizione, si articolano
secondo dimensioni
timbriche proprie, che rivelano quanto visione e
rappresentazione siano
caratteristiche che appartengono alla personalità artistica di
Ester Negretti.
La sua è una grande
affermazione di autentico senso dell’arte che dà al suo agire
creativo un forte pathos
emotivo, al punto che non cessa di essere poesia, anche
quando dimentica la forma
e fa il suo ingresso un gioco di colori e materia che
vogliono essere il suo
punto nuovo di approdo.
Con i temi della
contemporaneità l’artista esplora il terreno per operare sulla linea di
una ricerca che,
muovendosi sul doppio binario di scelte formali assolutamente
personali e di espressioni
linguistiche di assoluta purezza materica, le permetta di
giungere a soluzioni
"ineccepibili" sul piano estetico.
Ester Negretti struttura
le sue composizioni in piena libertà, anche se è facilmente
arguibile una sua precisa
aderenza, al neo informale e, nella terra di
Burri, ciò è un sicuro
incoraggiamento ed apprezzamento.
La vivacità dei suoi
cromatismi di base, bianchi, ocra, terra di Siena, gialli d’India,
azzurrini, rossi sfumati,
grigi cristallini, s'intonano giustamente non solo per accordi
diretti, ma principalmente
perché provocano la insorgenza delle forme, dei segni,
delle orme. Orme che,
vivendo una loro raccolta vita nei meandri della coscienza, esplodono
clamorosamente a contatto
con la identità svelata, la luce della rivelazione.
Queste, quindi, nascono
per una condizione grafica e come conseguenza di uno
spaesamento esistenziale,
e il loro tono s'impone su tutto l'insieme, esaltando ragioni
e dissidio.