PAESAGGIO
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La luce gioca, fin dagli esordi, un ruolo determinante andando a modellare la materia, renderla unica e in continua evoluzione miscelando in un gioco magico le ombre ai riflessi dei colori metallici che riscaldano l'atmosfera in una sensazione onirica. Citando in breve Platone, il sole, che è il bene, è la fonte della vera conoscenza e quindi il simbolo del progresso. La luce costruisce nuovi spazi che dall'indagine sul paesaggio diventano in modo trascendentale luoghi dello spirito. Il viaggio introspettivo si traspone sulla tela nel confronto con la realtà e nel relazionarsi fino diventare spiritualità.
I miei paesaggi affondano le radici nell'esperienza di Friedrich dove i paesaggi spiritualizzati, pervasi da un'atmosfera religiosa e alludenti all'inestinguibile tensione umana verso l'infinito, rivelano l'interiorità dell'artista.
Dipingere il paesaggio rappresenta il rapporto con gli altri. Nel mio modo di “fare”, il paesaggio diventa un'emozione, così quando mi relaziono con gli altri lo vivo sempre a livello emozionale mai guardando l'esteriorità o realtà dei fatti. Godo l'essenza altrui che urla il proprio dono di vita nei miei quadri.
Postato da Ester in data: 23/09/2009
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Barriere
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Credo che l'arte astratta dia spazio ad un importante stile creativo che esprime un profondo legame dell'artista con i suoi desideri più profondi e con il bisogno di esternarli. Questa modalità espressiva spesso è legata ad una forte spiritualità. Il non-rappresentabile porta l'artista a lavorare partendo dalle sue radici più profonde ed indifese, in cui è presente un forte legame con il mondo sub-cosciente. Ecco perché l’artista comasca sceglie consapevolmente di partire dalla sua città. Una riflessione sullo spazio urbano, sulla qualità della vita e sull’utilizzo del territorio, puntando soprattutto sui concetti di sviluppo sostenibile e di buon utilizzo delle risorse.
La riconversione di materiali che Negretti usa diventa non solo l’occasione per riutilizzare gli scarti, ma soprattutto rappresenta l’opportunità per ripensare il progetto a tutte le scale, in una prospettiva di lungo periodo.
Anche dai rifiuti, dai luoghi dove si finisce solo perché si è costretti a starci o si è sbagliato strada, può nascere la poesia; ecco perché “Prima che le emozioni mi travolgano e sfuggano via lasciandomi inerme a terra le fisso sulla tela.”.
Un atto d’amore, se vogliamo, nei confronti di una terra che ha molto da raccontare.
Postato da Ester in data: 01/09/2009
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Deposizione

Il conflitto che c’è in me permette di sentirmi come una bomba innescata, una mina vagante, un principio di autodistruzione che in mancanza d’altro mi da la forza di vivere e continuare a creare. Il vivere incerto non produce disperazione ma movimento, ricerca, invenzione. La natura è la forza creatrice e scatenante per le arti che fanno appello alla nostra interiorità e fa della pittura dono divino, scoprendo nella sua spontaneità il rimedio contro i disagi della civiltà. I miei quadri sono solo emozioni messe sulla tela dalla mano del cuore.
Oggi l'arte invita lo spettatore a dimenticare per un momento la storia dell'arte e a confrontare opere anche diversissime tra loro alla luce delle esperienze personali. Ecco il punto d'incontro con la modernità dell'arte antica rendendola estremamente attuale e viceversa, donando elevazione aulica all'attualità.
L’opera che voglio presentarvi affonda le sue radici estetiche e morali nell’Italia neoclassica con l’esperienza di Jacques-Louis David di ascendenza caravaggesca. In modo particolare mi riferisco a “Marat assassinato” dove l’ideale classico come imperativo universale e immobile viene elevato a senso etico senza cadere nella mitologia arcadica in favore di una tragica realtà storica. Dalla citazione quasi letteraria del braccio di Cristo della deposizione di Caravaggio, l’illuminazione presenta il fatto come testimonianza muta, dura e asciutta: un’orazine funebre senza voci ne gesti apparenti nella tela. Il fondo astratto senza segni di esistenza si contrappone alla realtà in primo piano, l’assenza desolata in fredde forme geometriche accompagna lo sguardo di chi osserva in un gesto trascendentale verso una ricerca disperata del verismo implacabile della cosa vista: il volto di Cristo. Questa costruzione calcolata tramuta l’orrore i n sublime senza perdere la sua crudezza. Il sepolcro che occupa 2/3 del dipinto è bianco e fatto di nulla come le cose che ci legano alla terra ma nella sua forma eleva l’essere umano a divinità… I colri acidi, gialli, metallici, grigi macchiati di rosso, che costituiscono il sepolcro si contrappongono alle ombre circostanti che rappresentano la morte. In un vortice sensoriale dove i fruitori stanno sotto il dipinto in una visione contemplativa completano l’opera con la loro fisicità in un ‘atmosfera sospesa coi corpi, gli sguardi e tutti i sensi rivolti al Cristo sopra loro in un gesto che supera la ragione umana: l’ attesa nella resurrezione si svela il vero soggetto dell’opera. Le emozioni in osmosi evadono l’opera e fanno attendere uno stato di vita che ancora non ci appartiene con la speranza e la certezza che verrà, certezza che libera l’uomo nel momento che esprime fiducia nella vita.
Postato da Ester in data: 01/09/2009
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Perché

Dipingo perchè da bambina intuivo che c'era un modo piu' profondo di stare al mondo e lo sentivo dentro di me: non avevo mai visto il mare ma lo sguardo vedeva l'orizzonte e la tensione andava oltre e diveniva immanente e indagine introspettiva.
In quegli anni potevo solo immaginare che nel mondo esisteva la “Cena di Emmaus”, "Amore e Psiche", una “Bauhaus”, la “Guernica”, “L’abbraccio” di Klimt, Afro, un Burri ancora vivente, un “Monte Rosa alla sera”…. ma l'elettricità nell'aria era pura e l'avvertivo come energia a livello epidermico che si espandeva su di me e penetrava a livello molecolare.
Il mio primo amore fu Leonardo da Vinci; avevo 18 anni ed ebbi la fortuna di vedere il Louvre: mio primo museo. Cercavo come un'assetato la Vergine delle rocce per bere quelle placide acque e trovatami d'innanzi scoppia in lacrime. Ecco allora quell'acqua tanto voluta desiderata e cercata sgorgare dai miei occhi, uscire da dentro me, solcare le mie labbra ed in fine dissetarmi.
Postato da Ester in data: 30/08/2009
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Paesaggi
I miei paesaggi affondano le radici nell'esperienza ottocentesca dove i paesaggi spiritualizzati, pervasi da un'atmosfera religiosa e alludenti all'inestinguibile tensione umana verso l'infinito, rivelano l'interiorità dell'artista.
Postato da Ester in data: 30/08/2009
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