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EQUILIBRIO PRECARIO



Non ricordo con precisione il giorno che mi sono persa, forse è stato proprio nell’attimo che ho compreso la fugacità del tempo e quanto si lascia dietro se non si afferra con forza l’aria che ci sfiora il viso. Sono nata un giorno per amore, eppure di amore ne ho conosciuto ben poco, tutto era dovuto e tutti hanno preteso qualcosa da me, sempre. Il culo è un bello stimolo ammetto. E il mio ha sempre ispirato grandi fantasie, ma al di li di quello tutti i miei sforzi sono valsi a ben poco. Mesi fa raccattai intorno a me gli arnesi della realtà, cercando di superare il fossato che le lacrime mi avevano scavato intorno, il dolore mi rendeva esule, quasi invisibile. Adagiata sull’anima, rimuginavo solitaria la vergogna delle mie sconfitte leccandomi le ferite in una dimora ove solo la morte alitava sulla vita appassendo il cuore. Dov’era il mio io, allora? A che pro muoversi se il movimento è indice di vita e la vita è indice di speranza? Non ho né vita né speranza. Tra le mani inciampo un volto senza memoria, nel tempo, in fuga a se stesso. Nelle mie debolezze mi manca l’aria che respiro: è, artefatta, quanta seduta sul terrazzo guardo l’incedere della quiete, fra le dita una sigaretta da cui si levano pigri anelli di fumo. Sciolti i capelli sul volto graffiano le lacrime, origami di un passato che in certi momenti torna prepotente. Oggi dopo tutti questi anni, tutto quello che ho capito della mia vita, è che io sono soltanto la tessera di un domino in equilibrio precario.


Da: http://katherjneroad.splinder.com



Postato da Ester in data: 26/10/2007
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Pioggia di Ester Negretti,



“Ognuno di noi è seguita da un’Ombra. Meno questa è incorporata nella vita coscia dell’individuo, tanto più è nera e densa." Così lo psicanalista svizzero Carl G. Jung descriveva il lato oscuro della vita di ogni essere umano. Con questa parole voleva significare il mondo che sta dietro alla vita sociale di ognuno di noi. La parte notturna (nascosta), raccoglie i lati penosi (negativi) ma anche conturbanti (affascinanti) delle persone. L’immagine dell’Ombra, nella sua semplicità, rappresenta dunque in modo chiaro la sostanza ed il funzionamento dell’incoscio, il volto segreto della nostra identità. Bisogna vedere il radicamento nella nostra vita di quella parte di noi che non ci siamo permessi di esprimere. Per riprenderci almeno in parte la nostra identità perduta e riportare alla luce il tesoro celato nell’incoscio, per potervi di nuovo attingere. Perché ciò avvenga sarà necessario cercare l’Ombra, individuarla, conoscerla, riconoscerla, affrontarla, e alla fine accettare i tesori e le brutture. L’Ombra è una parte solitamente definita negativa, formata da tutti gli aspetti del nostro carattere e dalla nostra personalità che abbiamo dovuto celare, mettere da parte perché non accettati dalla società, dalla famiglia, dal gruppo di appartenenza. E’ la personificazione di tutte quelle parti che rifiutiamo a livello coscio. Ha una parte di cui siamo consapevoli e, consapevolmente, non ci piace E una parte incoscia. Quella che più ci disturba. Non la conosciamo, sfugge al nostro controllo, la temiamo perché tende a riemergere nei momenti di stress, quando sommergiamo la coscienza con il lato più viscerale e arcaico del nostro carattere. Ma…”talvolta si deve essere indegni, per riuscire a vivere pienamente” (Jung). Ecco perché è importante recuperare l’Ombra, o almeno recuperare quegli aspetti della personalità che arricchiscono la vita rendendola più interessante, forse anche un po’ inquietante. Ma sicuramente meno affascinante. Un uomo senza aspetti negativi, cosci o incosci, non sarebbe umano. Un uomo solamente buono non avrebbe l’umanità e la pietà che solo la coscienza diretta del male gli può portare. Non si può essere perfetti se non si conosce l’imperfezione Né essere coraggiosi se non si conosce l paura. Riconoscere in noi, far emergere ciò che abbiamo scientificamente censurato, seppellito, rimosso, ci renderebbe persone complete. Persone ricche di quella ricchezza che solo l’imperfezione può dare. L’Ombra nasconde qualcosa di primitivo, infantile, semplificato e diretto che potrebbe rendere la vita più bella e sorprendente. Potremmo descrivere il viaggio che tutti noi percorriamo per vivere come un processo di adattamento alla realtà sociale a cui apparteniamo. Un processo necessario alla nostra sopravvivenza e positivo per la nostra salute mentale. Durante tutta la nostra vita impareremo a prenderci cura di noi nel maggior rispetto possibile dei nostri bisogni. La fonte principale di questa capacità di autoprotezione saranno le figure genitoriali: più saranno protettive, positivamente normative e rispettose della nostra individualità (senza mai dimenticare il contesto sociale), più potremo mostrarci alla luce del sole. Quindi la luce è l’insieme di noi assorbito di adeguamento e libertà, permessi e divieti. La luce siamo noi, per come siamo diventati. Se avremo pagato molto in termini di adattamento, sarà rimasto poco di noi, sottili e con un ombra di notevoli dimensioni: se invece il sacrificio sarà stato contenuto, saremo più in luce che un’ombra di notevoli dimensioni. Se invece il sacrificio sarà stato contenuto, saremo più in luce che in ombra. Se riusciamo a ricomporre il nostro insieme di ombra e di luce, potremmo essere di nuovo noi, completi .


Estratto dal libro “Diventare pienamente noi stessi” Di Alessandra Zamuseo.



Postato da Ester in data: 21/10/2007
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Non è il soggetto che viene rivelato dal pittore, è il pittore che, sulla tela dipinta, rivela sé stesso.

Postato da Ester in data: 17/10/2007
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“La qualità di un quadro dipende dalla metafora utilizzata per descrivere questa realtà inafferrabile; la metafora dovrebbe essere bella, insensata, estrema, chiara ed enigmatica. L’arte è la forma più alta della speranza”.

                                                         Gerhard Richter, pittore tedesco

Postato da Ester in data: 07/10/2007
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MORTE E RINASCITA DELLA MATERIA



Che le opere di Ester Negretti siano paesaggi marini o sentimenti, li si sente vibrare tra l’onda del mare , il profumo della salsedine e i battiti del cuore. E’ una pittura che coinvolge tutti i sensi fino portare la memoria a ricordi lontani o vicini, emozioni cutanee date dallo spessore della materia che lavora col colore e con le luci ed ombre naturali in continua evoluzione. È il sentimento a trionfare dopo aver visto il bianco e il nero lottare assieme alla materia con tutte le gamme infinite di grigi fino ad aver udito sprazzi di colore fluorescente gridare il proprio dono di vita, un’ accento inaspettata a tutta l’opera inebriata di luce d’orata che danza sui tetti incantati al mattino. Osservando il movimento dei gesti, i materiali, i colori sembra di sentire per sino il rumore delle onde infrangersi, il profumo del sale, l’aria celeste sul viso e la sabbia sotto i piedi. Sono cosi coinvolti tutti i cinque sensi percettivi. Ma Negretti non vuole rappresentare una situazione ma rievoca un ricordo struggente, un’emozione lacerane, una cicatrice indelebile dove il soave vento tra i capelli in una calda giornata al mare si trasforma in dolore su quella ferita che non vuole cicatrizzare, tenuta aperta dal sale che penetra, brucia, lacera. La struttura delle opere non è mai banale, ma ricercata e compiuta sugli assi cartesiani in un disperato tentativo di far quadrare quella disordinata nube cosmica che annebbia e distrugge. Nella battaglia tra luce ed ombra il rigoroso impianto geometrico esplode dimostrando l’inafferrabile relatività della vita sviluppata su piu’ piani che si compenetrano ed urlano la loro verità. Il lavoro compositivo prende voce piu’ che mai nella serie di opere intitolate nuove geometrie: le forme esplodono, deflagrano una nell’altra come per osmosi e la materia dà vita alla composizione mentre l’oro illumina e fissa l’ambivalenza della struttura. Un’apparente gestualità casuale è controllata con naturalezza nei suoi minimi particolari come muoversi nel mondo superando o abbattendo gli ostacoli della vita avendo una precisa meta raggiungibile, forse.

Postato da Ester in data: 20/08/2007
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